Il Consiglio dei Ministri del 20 novembre 2025 ha deciso di rinviare al 2036 l’entrata in vigore delle nuove norme IVA pensate per il Terzo Settore. Una scelta che, di fatto, concede dieci anni di respiro alle associazioni, agli enti non profit e alle realtà sportive dilettantistiche che negli ultimi mesi guardavano con preoccupazione all’arrivo di nuovi obblighi fiscali e contabili.
La proroga nasce da un confronto con la Commissione Europea e riconosce una realtà evidente: gli enti del Terzo Settore non sono aziende. Lavorano per finalità sociali, educative, sportive e inclusive, e introdurre regole troppo rigide avrebbe rischiato di appesantire attività fondamentali per le comunità.
Chi ne beneficia e perché conta davvero
Il rinvio riguarda tutte le organizzazioni iscritte al RUNTS, le associazioni di volontariato e promozione sociale, gli enti filantropici e ovviamente le associazioni sportive dilettantistiche.
Per loro significa poter continuare a utilizzare il regime attuale, senza dover affrontare da subito nuovi adempimenti come fatturazione elettronica, registri più complessi o criteri più stringenti sulla commercialità delle attività.
Molte realtà che lavorano nel sociale, nello sport educativo o nel supporto a soggetti fragili possono quindi continuare a concentrarsi sul proprio lavoro quotidiano, senza l’ansia di dover rivoluzionare la contabilità in tempi brevi.
Uno sguardo al futuro
Il rinvio non cancella la riforma: la sposta più avanti.
Per gli enti può quindi essere utile sfruttare questo tempo per rivedere con calma i propri processi interni, chiarire la natura delle entrate e prepararsi con gradualità ai cambiamenti che arriveranno.
Per ora, però, il messaggio è semplice: stabilità. Il quadro fiscale resta invariato e il Terzo Settore può continuare a operare senza nuovi pesi burocratici.

